Rock & Music Stories: Andrea Zannin

allievo storico di batteria,
oltre a basso elettrico e musica d’insieme (e non solo)
presso Rock & Music,
si racconta…

(Intervista a cura di Paolo Crugnola)

 

Se volete conoscere dei musicisti che hanno lasciato il segno nel mondo dell’hard-rock, dovete senz’altro imboccare il Sunset Boulevard di Los Angeles… ma intanto fate anche un giro sull’A8 in direzione Varese, perché pure da queste parti, qualcosa d’interessante, lo potete trovare.
Vi presentiamo infatti nelle prossime righe l’intervista ad Andrea Zannin, un giovane musicista locale che, iniziando dal semplice desiderio di imparare a suonare uno strumento, è arrivato… anzi, no: continua ad arrivare… incontro ad alti risultati.

 

Dunque, Andrea, iniziamo dal principio. Anzi: da un passo prima ancora … Quando la musica ha iniziato a suscitare  impressioni e interesse in te?

Innanzitutto vorrei ringraziarvi per questa intervista!
Allora, da dove cominciare… penso che la musica faccia parte della vita di ciascuno di noi fin da quando siamo in tenera età; probabilmente non ne siamo ancora consapevoli, ma la musica ci circonda sempre e fin da piccoli noi impariamo ad apprezzarla.
Nel mio caso sicuramente ha avuto una grande influenza su di me ciò che ascoltavano i miei genitori e mio fratello maggiore quando io ero ancora piccolo…

 

In particolare il suono della batteria… che poi è diventato il tuo strumento di studio ed espressione… quando ha iniziato a diventare speciale per te?

Tutto è partito come un gioco… quando ho iniziato ad ascoltare musica consapevolmente ho anche iniziato a fantasticare, immaginando di essere un musicista.
In particolare mi affascinava la batteria, il suo suono deciso e la sua presenza imponente sul palco! Quel desiderio è cresciuto sempre più dentro di me finché un giorno è stato esaudito…
Ricordo quando andai per la prima volta a visitare la scuola di Simone, avevo all’incirca 12/13 anni: mio fratello voleva iniziare a suonare la chitarra e io la batteria.
Mi ha sempre affascinato vedere i kit giganteschi dei batteristi più famosi e il mio sogno era (e lo è ancora!) sedermi dietro uno di quelli un giorno… chissà ;). Da quel momento non ho più potuto farne a meno!

 

E da qui il passo successivo è stato impugnare le bacchette. Ma questi “passi” – in apparenza questione di un momento – trovano la loro unità di misura reale negli anni che li seguono, che ne sono marchiati a fondo. Perciò ogni “passo” deve racchiudere convinzioni significative. Nel tuo caso, quali sono state? Ce ne vuoi parlare?

Come ti ho già detto è iniziato tutto come un gioco; io ero affascinato e rapito da quella nuova esperienza, finalmente la musica non era più soltanto qualcosa che ascoltavo passivamente, ma io stesso ero in grado di fare musica e questa era davvero una bella sensazione.
Dopo i primi mesi passati a imparare le basi necessarie è scattata in me la voglia di suonare insieme agli altri, che tutt’ora penso sia l’espressione e il fine più bello che la musica permette di ottenere.

 

Come hai progettato di comporre il tuo bagaglio teorico e pratico sullo strumento? Hai pensato ad un percorso da autodidatta, oppure ad uno studio assistito presso scuole specifiche per le tue esigenze?

Fin da subito ho deciso di iscrivermi a una scuola di musica, grazie anche ai miei genitori che mi hanno offerto tale possibilità.

 

Per quanti anni è durata la tua esperienza presso la scuola Rock & Music? Cosa puoi dirci del tuo insegnante Simone Carnaghi ? Si è trattato di un percorso di cui puoi evidenziare dei passaggi salienti?

Ho iniziato a studiare alla Rock & Music nel lontano settembre del 2009, quanto tempo è passato!
Simone, oltre che un amico, è stato un ottimo insegnante! Tutto quello che ho imparato finora lo devo a lui, così come le esperienze e le piccole soddisfazioni che ho avuto occasione di togliermi fino ad oggi sono avvenute anche grazie a lui.
Oltre a essere un grande musicista, Simone è anche un insegnante molto attento, preciso e scrupoloso. Penso che questa attenzione al dettaglio sia fondamentale in un insegnante. Oltre a tutto ciò che mi ha insegnato mi ha anche aiutato a costruire un metodo di studio e penso che questa sia la qualità migliore che un insegnante possa avere.
Come dicevo ho iniziato fin da subito a suonare con lui, perciò insieme siamo partiti dalle basi dello strumento fino a organizzare numerosi concerti con band costruite all’interno della scuola.

 

Di questo percorso alla Rock & Music ti è rimasta anche, diciamo, “un’impronta”, un’impostazione mentale utile nell’approcciarti allo strumento in sede di composizione? O forse anche più in generale un “modus operandi” per affrontare sfide in altri ambiti oltre a quello musicale?

Come accennavo in precedenza oltre al bagaglio di nozioni che ho imparato, l’esperienza alla Rock & Music mi ha lasciato un ottimo metodo di studio per quanto riguarda lo strumento.
Al di fuori di esso, sia la scuola sia il fatto di suonare uno strumento in generale, mi hanno insegnato a saper affrontare le difficoltà. A volte ci poniamo di fronte a un problema che può sembrare insormontabile (come una parte musicale troppo difficile), anziché scoraggiarci bisogna affrontarlo poco alla volta; con il duro lavoro e l’impegno ogni cosa si può superare e la soddisfazione di avercela fatta sarà immensa.

 

E le prove “sul campo” in sede live?  Hai messo a frutto la tua preparazione in esperienze dal vivo parallelamente alla tua formazione teorica?

Penso che l’obiettivo di ciascun musicista (e anche la parte più divertente) sia suonare in una band. Non solo, è anche un ottimo modo per migliorarsi e imparare a “convivere” con gli altri musicisti.
Quando studiavo alla Rock & Music ho avuto possibilità di suonare con altri allievi tramite il corso di musica d’insieme e questa è stata sicuramente la mia prima esperienza con altre persone.
In seguito ho iniziato a cercare band al di fuori della scuola con cui suonare.
Non ti nascondo che secondo me la sensazione di suonare dal vivo è una delle emozioni più belle che si possano provare. Il mio obiettivo tutt’ora è quello di affermarmi come musicista turnista, vorrei suonare per il resto della vita!

 

Parliamo ora del “presente” che diventa anche un “futuro” promettente: sei impegnato con band o progetti solidi attualmente?

Attualmente sono impegnato con due band diametralmente opposte: I Mallakes, band pop-rock con cui facciamo inediti in italiano, e gli Eternal Silence, band Symphonic Metal anch’essa di inediti.
Nonostante al giorno d’oggi ci sia forse più possibilità di suonare con cover o tribute band, penso che lavorare a degli inediti sia la massima aspirazione per un musicista. Poter trasmettere qualcosa di proprio e lasciare spazio alla creatività non ha prezzo!

 

Hai menzionato gli “Eternal Silence”… Come sei entrato in contatto con questa band? Nonostante il nome, ad ascoltarvi dal vivo, di silenzio sopra e sotto il palco, ce n’è proprio poco; giusto? Dalla provincia di Varese siete arrivati anche in Russia ad aprire le date dei “Therion”, che molti appassionati di heavy-metal conoscono. Cosa c’è da ricordare di questo viaggio, oltre ai cappotti pesanti?

Tutto è successo quasi per caso… circa un anno fa sono andato con Simone a vedere un concerto dei Blind Guardian a cui era presente anche Alessio (bassista degli Eternal Silence e conoscente di Simone). La band stava cercando un batterista e Simone ha lasciato il mio contatto ad Alessio. Dovrò ringraziarlo a lungo per questo ahah!

Ti ringrazio! Il viaggio in Russia per me è stata l’esperienza musicale più bella, divertente e soddisfacente a livello musicale finora. Suonare su quei palchi è stata un’emozione fortissima che spero di ripetere al più presto. Ci sarebbero tanti aneddoti da raccontare, ma la cosa che più mi è rimasta impressa è stato il colpo d’occhio che ho avuto salito sul palco a Mosca: la sala era gremita di gente… wow! In quei momenti l’adrenalina è cosi tanta che il tempo vola. Solo dopo, ripensandoci e riguardando le foto mi sono reso davvero conto di cosa fosse successo… è stato fantastico!

 

Prossimi traguardi? Si dice che il limite è il cielo, ma per i batteristi forse si dovrebbe sostituirlo con il fragore del tuono…

Beh, direi che finora siamo solo al punto di partenza e i traguardi sono ancora molti da raggiungere… sarò un po’ scaramantico e preferisco tenerli per me… diciamo che mi piacerebbe girare ancora per il mondo a suonare 😉

 

Chiudiamo con una domanda difficile. Il colosso del rock Lemmy Kilmister rispose in un’intervista che il peggiore batterista del mondo era Mikkey Dee, cioè proprio il batterista dei suoi  Motörhead, quando era ubriaco. Un attimo dopo aggiunse che il migliore batterista del mondo era Mikkey Dee quando era veramente ubriaco…
Dal bar passiamo dopo, ma intanto una domanda è quasi la stessa: c’è un batterista della scena rock-metal mondiale che ti ha impressionato in positivo al punto da considerarlo il numero uno?

Wow! Proprio una domanda difficile! Allora, nella breve esperienza che ho avuto finora ho imparato che in qualunque situazione e da chiunque si può imparare qualcosa. Ritengo che ciascuno di noi non possa mai definirsi “arrivato”, ma bisogna sempre porsi con animo umile a confrontarsi con chi si ha di fronte e cercare di trarre il meglio da ogni situazione.

Certo, ci sono alcuni batteristi incredibili che hanno fatto la storia, vedi John Bonham, Ian Paice… poi ci sono i batteristi delle mie band preferite, da cui ho imparato e continuo a imparare molto ascoltandoli, Alex Holzwarth, Aquiles Priester, il povero Ingo Schwichtenberg

Inoltre ci sono i batteristi con cui ho la fortuna di avere o aver avuto a che fare (e penso che sia limitante fermarsi solo alla scena rock-metal): Simone Carnaghi, che è stato il mio primo maestro, ha avuto un’influenza importante su di me e sul mio modo di suonare; Maurizio dei Lazzaretti, il mio attuale insegnante, che oltre a essere un grande batterista reputo un ottimo didatta; infine vorrei citare anche un caro amico che è stato ed è per me un punto di riferimento e mi ha aiutato a migliorarmi moltissimo: Alfonso Mocerino, attuale batterista dei Temperance. Tenetelo a mente perché è un nome che sentirete nominare spesso in futuro! 😉

Ecco, io cerco sempre di imparare qualcosa da ciascuno di loro, e poi aggiungere il mio tocco personale. Perciò per rispondere alla tua domanda penso che ci siano tanti numeri uno, ognuno a modo proprio!

 

Grazie “a doppia cassa” per il tuo tempo, Andrea!

Grazie a te per l’intervista e grazie anche a Simone Carnaghi / Rock & Music per avermi dato questa opportunità.
Ci si vede sul palco 😉

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