Rock & Music Stories: Matteo Casu

allievo storico di
chitarra e musica d’insieme
presso Rock & Music,
si racconta…

(Intervista a cura di Paolo Crugnola)

 

Va bene, ragazzi: l’inverno è oramai alle porte e dalle parti del Campo dei Fiori fa già un bel freschino, ma prima di tapparvi le orecchie con berretti e cuffie di lana, sentite la storia di un altro giovane musicista dell’area di Varese che s’impegna per dire la sua nel campo della musica tosta.
Vi presentiamo Matteo Casu: chitarrista (e non solo…) eclettico e deciso nemico della monotonia.

 

Ciao, Matteo! Cominciamo… 
Dunque, se la musica è una fiamma, quando si è accesa in te la miccia?
E cosa/chi l’ha innescata?

Ciao!
Grazie per lo spazio concesso!
Dunque la scintilla è scoppiata ormai 10 anni fa.
Da amante dei videogiochi acquistai Guitar Hero 3, mi affascinava questo nuovo approccio “video-ludico” così lo presi per curiosità. Era divertentissimo e quando quella strana simulazione di una chitarra non mi bastava più ho sentito il bisogno di imbracciarne una vera.

 

C’è uno strumento musicale che puoi definire “tuo per vocazione”?
Si è trattato di una scelta “fin dal principio”, o è derivata da prove, ripensamenti, consigli ricevuti?

Beh, direi che la chitarra è sempre stata lo strumento che sentivo di dover suonare senza mai ripensamenti o altro, solo recentemente ho sentito il bisogno di imparare a suonare il basso e la tastiera per sperimentare con altri tipi di sonorità.

 

La chitarra, quindi…
Nel 1982 la band heavy-metal svedese “Heavy Load” intitolò una propria canzone “The guitar is my sword”: una metafora azzeccata per lo stile epico proposto dalla formazione.
Quale significato ha assunto invece per te questo strumento?
C’è un’emozione particolare che predomina o che vuoi trasmettere quando lo imbracci?

È sempre difficile  provare a spiegare a parole le emozioni che ti possono dare la musica e, di conseguenza, lo strumento. Posso sicuramente dire che la chitarra diventa un’estensione del mio corpo e della mia volontà, una dimensione senza tempo dove si possono trovare i giusti metodi di espressione quando le parole diventano limitate e limitanti.

 

Parliamo di come hai composto il tuo bagaglio teorico e pratico sullo strumento: si è trattato di un percorso da autodidatta o di uno studio assistito presso scuole idonee?

Fin dagli inizi sono sempre stato seguito da un insegnante. Per il primo anno si trattava di un amico di mio padre che mi diede le prime nozioni di armonia e diteggiatura, successivamente mi sono iscritto alla Rock & Music. Lì, grazie alla guida di Simone Carnaghi, proprietario della scuola, e di Davide, il mio insegnante di chitarra, ho potuto apprendere le basi dello strumento e delle teoria, seguendo, oltre al corso di strumento, anche un corso prettamente teorico, grazie al quale ho potuto apprendere lettura, armonia è solfeggio.

 

Per quanti anni è durata la tua esperienza presso la scuola Rock & Music? Hai avuto modo di frequentare corsi individuali e corsi incentrati sulla collaborazione con altri allievi, cioè sul concetto stesso di “band”?

La mia esperienza alla Rock & Music è durata quattro anni. Quattro anni divertenti e stimolanti.

Infatti, oltre ai corsi di strumento e teoria la scuola proponeva anche un interessante corso di musica d’insieme dove venivano approfondite tutte le dinamiche che intercorrono quando si suona in una band.

 

Da questo percorso hai ricavato anche un’impostazione mentale utile in sede compositiva? Magari una “filosofia” adatta anche in altri ambiti oltre a quello musicale?

Sicuramente l’esperienza alla Rock & Music mi è tornata utile ogni volta che mi sono cimentato in progetti musicali, sia da solista che in gruppo, sia a livello pratico che teorico, sia a livello tecnico sullo strumento che a livello di impostazione mentale.

 

E le prove “dal vivo”? Hai avuto modo di tradurre la teoria in pratica davanti al pubblico e, come si dice, “senza rete di sicurezza”?

A proposito di questo posso dire che non ho mai sofferto di ansia da prestazione sul palco. Sicuramente aver frequentato la scuola mi ha dato la giusta sicurezza in me stesso per quanto riguarda l’affrontare situazioni live. Il corso di musica d’insieme e i saggi organizzati dalla scuola sono stati ottimi banchi di prova per quanto concerne tutte quelle dinamiche che sopraggiungono quando si suona dal vivo.

 

Parliamo ora dei tuoi impegni presenti in ambito musicale: progetti solisti, bands, e chi più ne ha ne metta…

Per quanto riguarda i miei progetti sono attivo con quello che considero il mio principale, gli HADIT. Suoniamo un death metal portato all’estremo su tutti i livelli. Nel 2015 abbiamo dato alla luce un EP che è andato molto bene sia in Italia che all’estero nell’ambiente underground e di questo siamo molto contenti e nel momento in cui scrivo stiamo per entrare a registrare il nuovo disco.

Oltre a questo ho altri due progetti in fase embrionale: uno orientato verso il death/doom e l’altro verso sonorità più sperimentali, dove posso esprimere anche il lato più emotivo della mia persona attraverso sonorità più soft.

Infine ci sono i G.U.G.D.A., un progetto che ha ormai otto anni e due CD alle spalle, dove mi trovo a suonare con i miei grandi amici Diego ed Erik.

 

“G.U.G.D.A.”… Spesso gli acronimi sintetizzano concetti che occuperebbero righe intere. Spiegaci il significato di questo che avete scelto come nome per la vostra band…

Per spiegare il significato del nome mi avvalgo delle parole del nostro frontman Diego, la mente dietro a tutto il progetto.
“G.U.G.D.A. é l’acronimo de “Gli Ultimi Giorni Dell’Animale”; per animale si vuole intendere uno stato di coscienza egoista e non consapevole di ciò che é al di là delle proprie esigenze. Vuole anche rievocare il concetto di “morte”, affinché possa guidarci in vita fino al momento del gran finale. Non vuole essere un giudizio cinico e pessimista, piuttosto é da vedersi come un augurio o il proposito del nuovo anno…” 

Fedeli a questo precetto, i G.U.G.D.A. continuano a cercare nuove dimensioni musicali, passando da brani grezzi e “pestati”, a canzoni melodiche e strumentali, o a pezzi più psichedelici e tribali: insomma, cercano di trovare una propria struttura e definizione in un calderone di musiche, colori e sfumature che, però, di strutture e definizioni non ne ha.”

 

Bene, Matteo. Direi che, se uno straniero volesse conoscere il significato delle parole “convinzione” e “costanza”, potrebbe trovarne validi esempi nel tuo percorso senza bisogno di consultare il vocabolario.
Prima di salutarci, concediamo qualche minuto agli aneddoti… “Tonfi e trionfi”: un imprevisto divertente che ti è capitato nella tua carriera sopra il palco, e un episodio che ti ha fatto pensare: “Questo applauso me lo merito proprio!”      

Non ricordo particolari aneddoti per entrambi i casi.
Posso solo dire che quando suono con i G.U.G.D.A qualcosa di particolare succede sempre, penso per via della nostra tendenza a cercare di movimentare il più possibile il concerto e soprattutto per le grandi doti di intrattenitore del nostro cantante/chitarrista Diego.

 

Grazie per il tuo tempo!

Grazie a voi per lo spazio concesso!!!

 

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