Rock & Music Stories: Mattia Pellegrini

allievo storico di
chitarra e musica d’insieme
presso Rock & Music,
si racconta…

(Intervista a cura di Paolo Crugnola)

 

Terzo appuntamento con i talenti della musica adrenalinica della “scuderia” Rock&Music.
Oggi tocca a Mattia Pellegrini: chitarrista attivo in progetti inediti e cover-band.
Anche se il videoclip realizzato nell’ambito di uno di questi progetti è intitolato “Triste Racconto Scozzese”, scopriremo che gli aggettivi adatti a descrivere la carriera musicale di Mattia hanno poco a che fare con la tristezza …

 

Benvenuto, Mattia! Dunque, ho scoperto che sono esistiti, oltre ad un re della Casata d’Asburgo, pittori, scultori e poeti con il tuo stesso nome. Tu dal canto tuo ti cimenti nella musica. Allora c’è una specie di legge scientifica che collega il nome Mattia al talento artistico, oppure c’è qualche altro fattore in gioco? Nel tuo caso, come è nato l’interesse per la musica, e come hai deciso di diventarne un protagonista?   

Ciao! Innanzitutto grazie per avermi concesso questo spazio.
Per quanto riguarda la presunta legge scientifica, non saprei cosa dire, bisognerebbe indagare più a fondo…
Da parte mia c’è sicuramente una grande passione ed un grande impegno nel fare musica.
Si può dire che tutto è iniziato abbastanza tardi rispetto ad altri musicisti.
Intorno ai 20 anni trovai una vecchia chitarra di mia mamma in cantina e decisi di provare a vedere se sarei stato capace di tirarne fuori qualcosa. Da allora sono poi arrivate altre chitarre che mi hanno poi portato a conoscere Simone e la sua scuola Rock & Music che mi hanno formato e accompagnato fino a quello che sono adesso.

 

La chitarra: compagna da sempre? oppure hai sperimentato anche altri strumenti?

Sì, da quel giorno che citavo prima, la chitarra mi ha sempre accompagnato. Ho provato anche altri strumenti, alcuni anche abbastanza simili, tipo il basso o l’ukulele, ma sono sempre tornato sulle sei corde. Non so spiegare il perché, ma mi regala qualcosa di più.

 

Quali emozioni ti trasmette allora la “sei corde”? E quali emozioni cerchi di riversare sul tuo pubblico attraverso di essa?

Più che trasmettere emozioni, la chitarra (come penso qualsiasi altro strumento) mi aiuta sempre quando c’è qualcosa che va storto: mi metto a suonare per un po’ e mi libera la mente quando ho giornate o momenti che potrei definire “difficili”.
Inoltre, anche se con uno dei miei progetti parliamo spesso di tristezza, penso di esprimere un’ampia gamma di emozioni, probabilmente molte più di quelle che esprimo senza di essa. Chi mi conosce bene sa, infatti, che parlo molto più attraverso la mia chitarra che con la bocca.

 

Parliamo della tua formazione musicale: come hai costruito il tuo percorso teorico e pratico? Ti sei rivolto fin da subito a corsi d’insegnamento organizzato, o hai appreso i primi rudimenti da autodidatta?

Inizialmente ho studiato da solo, con internet e diversi libri, ma poi ho conosciuto Rock & Music ed ho cominciato a frequentare corsi sia teorici che pratici.

 

Per quanti anni è durata la tua esperienza presso la “Rock & Music”? Considerando che sei attivo da anni in varie bands, si può supporre che tu abbia affiancato lo studio individuale a corsi incentrati sulla collaborazione con altri allievi in vista di progetti futuri; è esatto?

Ho studiato alla Rock & Music per circa 6 anni, e sì, in effetti allo studio individuale ho affiancato i corsi di musica d’insieme proposti dalla scuola. Mi hanno fatto capire cosa significa fare parte di una band, quanto sia importante conoscere tutti gli strumenti e quanto sia importante collaborare tra musicisti. Si può dire che senza i consigli e le basi apprese durante queste lezioni, oggi non sarei magari arrivato al sound che le band in cui milito hanno.

 

Quindi questo corso di “musica d’insieme”, ti è stato utile anche per capire come rapportarti agli altri componenti di una band in un’ottica di equilibrio vincente?

Proprio così, all’inizio si può pensare che basti conoscere perfettamente una canzone per avere un buon impatto, ma i corsi di “musica d’insieme” mi hanno insegnato cosa vuol dire essere una band, o perlomeno hanno costruito le basi.

 

Per quanto riguarda i corsi individuali, invece, escludendo per un attimo il tema delle nozioni apprese, ci sono degli aspetti a livello d’impostazione mentale e creativa che senti di aver ricevuto da parte dei tuoi insegnanti?

Beh sì, soprattutto le lezioni sull’improvvisazione, hanno fatto nascere in me la voglia di creare qualcosa di mio.

 

“Prova sul campo e buona la prima”: nell’ambito della tua esperienza presso “Rock & Music” hai avuto modo di salire sulle assi di un palco ed esibirti? Hai qualche episodio in particolare che vuoi raccontare?

Sì, ho partecipato a diversi saggi e anche a vere e proprie serate live organizzate dalla scuola in noti locali di Varese.
Ricordo ancora l’emozione del primo saggio, in una sala della scuola, con la chitarra scordata, penso fosse la prima volta in assoluto che suonavo davanti ad un pubblico. Ma ricordo anche altri episodi che ebbero sicuramente più successo, come ad esempio il concerto in acustico nelle vie del centro di Varese.

 

Parliamo ora dei tuoi progetti attuali in ambito musicale: sei impegnato – correggimi se sbaglio – in una rock-band concentrata su canzoni inedite: “Mallakes”. Raccontaci tutto, a cominciare dall’origine del nome, che non è di sicuro comune.

Esatto, i Mallakes sono un progetto che abbiamo messo in piedi insieme a Kokko, il cantante e pianista, al quale si è aggiunto in seguito anche Andrea, amico ed altro allievo Rock & Music che avete già intervistato un po’ di tempo fa.
Facciamo principalmente musica inedita, con pezzi che trattano argomenti non troppo comuni, per citarne alcuni: lo stalking o la disinformazione dei media. Insomma non le solite canzonette d’amore. I nostri pezzi sono tutti raccolti nel nostro primo album, “Racconti Paralleli”, che abbiamo pubblicato due anni fa e che è disponibile sia in formato fisico su cd, sia in streaming scaricabile su tutte le piattaforme di musica digitale.
“Mallakes” è vero, non è un nome molto comune, viene da una parola greca che diciamo indica una persona che fa un qualcosa da sola…, però effettivamente rispecchia quello che facciamo.
Questo nostro primo album è stato registrato, mixato, prodotto e pubblicato interamente da noi, senza l’intervento di terze parti.
Al momento, forse chi ci conosce l’avrà notato, siamo un po’ assenti dai palchi, ma solo perché stiamo lavorando su qualcosa di nuovo e di ancora più interessante…
Ci trovate anche su Facebook e vi consiglio di seguirci!

 

La tua seconda band propone invece per lo più cover, e anche il suo nome è a dir poco singolare: “Zio Pino Rock Band”. Chi è questo zio così scatenato? Scommetto che non passa molto tempo sul divano…

Lo Zio Pino è il batterista e non credo di averlo mai visto su un divano. È una band nata con lo scopo del puro divertimento, suonando i pezzi più classici degli anni ’70  (come quelli di The Who, Led Zeppelin o Jethro Tull) che però ultimamente ha riscosso diversi apprezzamenti, infatti anche con loro abbiamo iniziato a lavorare su qualcosa di nostro, che probabilmente potrete già sentire entro la fine di quest’anno.

 

Un’ultima domanda in chiusura, Mattia…
Si attribuisce a Gioacchino Rossini questa frase: “Datemi una nota della lavandaia e la metterò in musica”. È ovvio che il maestro aveva la dote dell’ironia, oltre a quella della fiducia in sé stesso, quando si proponeva le mete da raggiungere …
Tu quale obiettivo “quasi impossibile” vorresti raggiungere con la tua musica, Mattia? E a che punto del tracciato di gara ti trovi in questo momento?

Io penso di trovarmi solo all’inizio del tracciato, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare o qualcosa da creare. Per quanto riguarda gli obiettivi, non mi piace definirli “impossibili” non mi piace nemmeno impormi degli obiettivi che so di non poter raggiungere. Diciamo che non cerco gloria o ricchezza, vorrei solo portare la mia musica al maggior numero di persone possibile.

 

Grazie per il tempo che ci hai concesso, Mattia!

Grazie a voi per la “chiacchierata”!

Torna alla pagina Rock & Music Stories